Stupore Adolescente

by Mauro 18. ottobre 2014 14:04

        Riporto le risonanze condivise ieri durante l’intervento fatto al Convegno di     FeDerSerD, dal titolo Stupore Adolescente.
       C’è stupore e stupore! Lo stupore quale arresto completo della motilità volontaria unito alla sospensione dei processi psichici con una conseguente mancanza di reazione adeguata agli stimoli esterni (tale condizione può dipendere da grave ottundimento psichico che può essere causato anche da intossicazioni dovute a stupefacenti), e lo stupore (secondo l’etimologia latina stupor-oris) inteso quale forte sensazione di meraviglia e di sorpresa, tale da togliere quasi la capacità di agire e parlare.
           A riguardo Eugen Fink, l’assistente di Husserl, riferendosi all’atteggiamento umano di fronte al mondo diceva che per vedere il mondo e coglierlo come paradosso, occorre rompere la nostra familiarità con esso.
            È da questa prospettiva che parte la mia riflessione: il bisogno che l’adolescente ha di tradire le aspettative per rendersi visibile e, soprattutto, per rendere visibile la realtà che lo circonda.
           Un atteggiamento di emersione e distanziamento per cogliere la realtà da un nuovo punto di vista. È l’attivazione dell’Io osservatore (secondo il costrutto psicodrammatico) che permette di dare pensiero e voce alla capacità riflessiva propria dell’essere umano.
            Questo bisogno nel nostro lavoro sul campo è già un risultato, e ciò perché il conflitto adolescenziale oggi appare mutato rispetto alla nostra generazione: il giovane non vive più il disagio perché nella realtà trova dei limiti ai suoi sogni/ideali, così come accadeva un tempo, ma perché non ha limiti che lo aiutino a definire i sogni/ideali!

        L’adulto non è più di contenimento perché, ancor prima, non è interlocutore a cui potere consegnare la propria narrazione.
        È comprensibile come, in questo nuovo quadro culturale, la lettura del bisogno non sia immeditata proprio perché il bisogno non è verbalizzato ma trova forma nell’agito (si pensi alle nuove forme di dipendenza o ai disturbi dell’alimentazione).
        A riguardo con la nostra Associazione di Ricerca in Psicoterapia Interpersonale (ARPI) e l’Opera don Calabria, stiamo lavorando su un percorso di prevenzione ed intervento in merito problematica del gioco d’azzardo. Il gioco è uno dei sintomi che denotano l’assenza di limite ed il ricorso ad un agito che, secondo la nostra prospettiva, in molti casi è dettato da un pensiero magico ed onnipotente.
        Il pensiero magico proprio del giocatore d'azzardo, viene a rivelarsi come il tentativo di soluzione irreale per affrontare i problemi reali. Il gioco d'azzardo viene quindi utilizzato quale anestetico sociale, l'illusione della vincita quale modo per cambiare vita. La ricerca della felicità ed il contenimento dell'ansia esistenziale trovano nel gioco d'azzardo un appoggio per  fuggire dal dolore e trovare, almeno momentaneamente, eccitazione e conseguente gratificazione.
            Mentre l'adulto usa il pensiero per canalizzare l'angoscia il soggetto dipendente mantiene una mens infantile, immatura, e cerca di trasformare la paura in eccitazione. La componente compulsiva che spinge a ripetere il comportamento servirebbe, pertanto, a mantenere il sistema di gratificazione che altrimenti si teme di perdere, e comunque a tenere coperto una sorta di vuoto depressivo. Si può pensare ad un mondo parallelo, isolato, un'occasione per costruire un luogo mentale alternativo alla realtà dolorosa, un tentativo di automedicazione.
             Acquietarsi attraverso la moda del “gioco” o dello “sballo” diventa un modo per immergersi nel contesto circostante uniformandosi alla moda proposta dal grande Regista: il mercato dei consumi.
              L’obiettivo del nostro lavoro di  Animazione di strada così come il Centro clinico di prevenzione ed intervento a Palermo, è quello di favorire il passaggio dall’ottundimento psichico al riconoscersi nel mondo come esseri capaci di  meraviglia e di desiderio, magari dopo avere tradito le aspettative del contesto circostante.
              L’adolescente è talmente immerso nel gruppo dei pari, così come nelle aspettative spesso onnipotenti del contesto vitale, che con fatica riesce a trovare la sua unicità. Talmente grande è il bisogno di appartenenza/protezione.
              Promuovere il processo di riscoperta, di meraviglia e di sorpresa, di fronte a se stesso e alla vita è uno degli obiettivi principali del nostro accompagnamento. So-stare con i giovanissimi, contenere e dare senso al loro vissuto quotidiano attraverso la messa in gioco nella relazione è lo stile del nostro intervento.
              Un percorso, quello dell’animazione, di cui mi sembra che la politica odierna tenga poco conto. Non interessa la riflessione partecipata o la compagnia dei “senza voce”. Certo apparentemente le piazze o il web sembrano essere ri-frequentate dai “nuovi” leader politici ma la gente continua a vivere nella solitudine passiva, spettatrice di una partita di cui dovrà soltanto pagare il conto. Oggi vivo a Danisinni, la nostra gente avrebbe molto da raccontare, il nostro è un quartiere in perenne divieto di sosta: viviamo in una “zona rimozione continua”! La Città ha rimosso l’esistenza di Danisinni, i Politici prima e i Cittadini appresso.
            I più sorridono dinanzi ai Centri di animazione, si crede che siano poca cosa rispetto alle vere questioni  sociali e i tagli di spesa dimostrano come i primi a soccombere sono proprio i storici Luoghi ove il prezioso capitale umano viene disperso insieme alle centinaia di utenti.
           Lavorare nell’ambito dell’animazione comporta una scelta di campo, significa adoperarsi per la prevenzione piuttosto che nella cura, pensare in termini progettuali favorendo l’espressione delle potenzialità anziché intervenire per porre rimedio al danno manifesto.
            L’animazione vede l’essere umano in situazione, ne osserva le potenzialità ancora inespresse, scopre il talento nascosto e lo restituisce alla luce del sole... E fu stupore!

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