Non ho mai baciato un'Organizzazione: l'Analisi Transazionale per la gestione della complessità

by Mauro 12. dicembre 2013 18:10

           “Non ho mai baciato un’organizzazione. Strumenti e metodologie utili per lavorare con e nelle organizzazioni” , questo il titolo del Workshop  condotto da Sabine Klingenberg con la quale abbiamo condiviso dieci giorni di lavoro all’Albergheria a Palermo presso la sede della SSPIG.

           Un Workshop per entare, con colleghi psicologi e psicoterapeuti, all'interno del complesso mondo delle Organizzazioni. Forse in pochi sanno che uno degli ambiti di consulenza per chi lavora nel campo psicologico è proprio la supervisione del lavoro all’interno di organizzazioni pubbliche e private ove l’umano si intreccia con gli obiettivi propri della realtà lavorativa. Finanche i successi di produzione sono proporzionati alla qualità di vita e di interazione tra chi vi lavora.
           Il modello analitico transazionale risulta particolarmente favorevole alla gestione delle complessità insite all’interno di una organizzazione. La definizione di un contratto di lavoro (tipico del metodo) riduce la complessità e permette di lavorare seguendo una specifica prospettiva in base ai bisogni, l’analisi delle transazioni permette di osservare i processi ed i giochi in atto, i processi di svalutazione, i livelli di impasse.
           Un aspetto di particolare interesse è la definizione del mondo-ruolo che ciascuno condivide all’interno della organizzazione e che, comunque, è da distinguersi dal nucleo profondo dell’individuo. Ciascuno apre parti di sé al mondo in cui lavora ma non coincide con esso. Quando questo accade troviamo delle storie di vita gravemente disfunzionali a rischio di burnout o di altre patologie.
            È possibile distinguere il mondo privato ove ciascuno decide cosa vuole e come vuole realizzare i suoi obiettivi; il mondo professionale in cui l’individuo mette a frutto le sue competenze, gli strumenti acquisiti nel tempo offre ciò che è in condizione di fare; in ultimo c’è il mondo dell’organizzazione ove il lavoratore riceve dei riferimenti a cui adeguarsi, regole proprie dell’organizzazione. Chiaramente questi tre mondi interagiscono ed influenzano la personalità profonda ma non vengono mai a coincidere con l’identità propria della persona che è al suo interno. 
            Micholt Nelly per spiegare ciò che accade nelle organizzazioni ha fatto riferimento al concetto di distanza emotiva o psicologica. Si intende il livello di distanza soggettiva sperimentata dalle parti durante un percorso di consulenza con un’organizzazione. L’ideale sarebbe quello di stabilire una uguale distanza tra le parti, Direttore e gruppo dei dipendenti. Significa che il consulente deve sempre tenere presente che è una terza parte all’interno dell’intero sistema che va a supervisionare.
             Mi rendo conto, per esperienza, che la definizione del contratto di supervisione è frutto di un prolungato confronto con il Direttore/Responsabile dell'organizzazione (che spesso commissiona l’intervento) ed il Gruppo/lavoratori al suo interno. Questa negoziazione non è un processo scontato, infatti spesso accade che il Direttore pur avendo, inizialmente, formulato una chiara richiesta di supervisione del lavoro dell’intera Organizzazione, quando viene coinvolto in prima persona e avverte che il processo potrebbe avviare processi di cambiamento, allora mostra particolari resistenze. Il cambiamento diventa una sfida per tutti. (continua)

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