Favorire le abilità relazionali ed empatiche dei ragazzi

by Mauro 11. July 2013 15:50

    Annoto, ancora, alcuni spunti di riflessione che scaturiscono dal Laboratorio residenziale Everybody che stiamo vivendo in questi giorni, per una riflessione clinica in merito all’attuale mondo dei ragazzi.
         È  sorprendente constatare come loro, se adeguatamente stimolati, riescano a vivere brillantemente l’ambiente offline, scevro da ritrovati tecnologici. I giovanissimi infatti mantengono una peculiare capacità di adattamento e riescono ad adattarsi ad un contesto campestre così come quotidianamente si adattano all’ambiente digitale, e questo processo è favorito dalla presenza dei pari, di coetanei con i quali stabilire piattaforme relazionali funzionali al nuovo adattamento.
          In questi giorni di Laboratorio residenziale sto appurando come l’assenza dello spazio digitale, una volta superato l’impatto iniziale, non è seguito da mancanza di orientamento nel luogo in cui ci troviamo, piuttosto emerge la capacità di dare significato al nuovo spazio per alcuni totalmente inedito, e questo fa intuire che esiste una continuità nella percezione e nella esperienza dei due contesti: online e offline.
        Come abbiamo precedentemente approfondito (http://www.larelazionechecura.it/post/Il-digitale-luogo-di-socialita.aspx) appare evidente che spazio digitale e spazio offline sono entrambi reali, cioè portatori di esperienze proprie della vita: relazione con se stessi e con l’altro, vicinanza e conoscenza, scoperta e scambio culturale. I social network infatti hanno la capacità di collegare persone e favorire la comunicazione e condivisione di esperienze di vita, una sorta di piazza virtuale che permette l’interazione accorciando distanze e differenze. Si creano in questo modo Community in base ad interessi, competenze, scelte di vita.
            Il cosiddetto Web 2.0 ha offerto la possibilità di aggregazione, di interscambio al di là delle distanze spaziali e questo era un qualcosa di inimmaginabile appena venti anni fa. Si pensi che questa fase digitale sta per essere addirittura superata dalla nuova Real time Web, cioè lo spazio delle comunicazioni simultanee.
            Ora è la temporalità e non solo la spazialità ad essere al centro. Significa che si possono ottenere informazioni in tempo reale e la ricerca digitale, pertanto, non è più legata a “ciò che è stato” ma a “ciò che sta accadendo”. Ad esempio lo scambio che avviene tramite Twitter, creato nel 2006, permette di essere costantemente aggiornati in modo sintetico e veloce sul “cosa c’è di nuovo”.
             Il fatto di potere seguire negli anni molti di questi ragazzi in questa fase e successivamente nei Laboratori proposti agli adolescenti, mi permette di osservare, dopo dieci anni di esperienza, l’efficacia di questi interventi preventivi che permettono la rielaborazione di travagli e difficoltà tipiche di questa fase si vita e che oggi vengono amplificate dalla crisi dei valori sociali e dell’istituto familiare. Mi rendo conto di come il disagio che a volte, in età adolescenziale, può diventare patologico, non si esprime tanto attraverso sintomi che rivelano conflitti quanto attraverso comportamenti che indicano sottostanti stati di sofferenze esistenziali ed identitarie. Questo stato di cose può dare luogo nella fase adolescenziale a disturbi alimentari, comportamenti antisociali, attacchi al corpo e dipendenza da videogame e non solo.
           In questo scenario la nostra proposta di Laboratorio si pone quale intervento preventivo volto a favorire la consapevolezza e la responsabilità. Con l’equipe di animatori offriamo uno spazio di rispetto e comprensione empatica, di sensibilità emotiva finalizzata a comprendere l’individuo ed il gruppo di pari in cui si è appena inserito. Si tratta in primo luogo di “pensare” ai ragazzi con un atteggiamento di ascolto e di accoglienza che viene a definire le regole, i confini e i ruoli, all’interno del Laboratorio. Questo stile educativo viene a modellare in primo luogo il gruppo degli animatori e di riflesso il gruppo dei partecipanti.
            Le varie attività ludico-espressive che hanno scandito le giornate del Laboratorio hanno, così, favorito la crescita delle abilità relazionali ed empatiche dei ragazzi, accresciuto la loro comprensione di sé e degli altri, arricchito il modo di pensare le questioni della vita, tutte competenze relazionali, sociali ed emozionali. La scelta di campo, cioè, proprio perché non intellettualistica viene ad attivare ogni preadolescente che diventa il protagonista ed il co-costrutture della esperienza settimanale. Proprio oggi i ragazzi si sono allenati nel dare nome ai propri sentimenti, a riconoscere il significato delle espressioni mimiche altrui, a creare storie di gruppo attraverso l’espressione corporea. Padroneggiare ed esprimere in modo consapevole impulsi ed emozioni è un’arte che si apprende in modo privilegiato attraverso l’esperienza laboratoriale.
          Gli stimoli dati da un lavoro settimanale quale è il Laboratorio vengono a corroborare quella azione educativa propria della famiglia e delle principali agenzie con cui si rapporta il ragazzo. Questa settimana, infine, ha l’obiettivo di rinforzare l’atteggiamento di fiducia e di confronto con il mondo adulto. Il fatto di non sentirsi giudicato ma accompagnato permette al partecipante di rivedere la propria posizione reattiva e, proprio per questo, difensiva nei confronti del mondo adulto. Un’alleanza che andrà continuamente contrattata a seconda dei compiti propri di ogni fase evolutiva, tappe con le quali in primo luogo i genitori sono chiamati a fare i conti proprio perché comportano una messa in discussione dell’equilibrio precedente e una ridefinizione dell’autonomia e libertà.

 

Comments (2) -

Piero
Piero Italia
7/11/2013 7:44:01 PM #

Sono pienamente d'accordo con la tua analisi esperenziale e relazionale dei ragazzi di oggi. Spesso ci si dimentica della preziosità del corpo, il suo funzionamento, la sua espressività, così come ci si dimentica delle capacità socio-relazionali che si DISPONE COME POTENZIALE "IN-ATTIVO"(offline/online). Penso dunque alla plasticità neuronale o ancora al preziosissimo ruolo dei neuroni specchio (mirror-neuron) che proprio nei ragazzi si attivano notevolmente e che, se SUPPORTATI da un ambiente-Adulto, possono esprimere sia una maggiore che una migliore capacità empatica. Mi viene da pensare a come è STRETTISSIMA LA RELAZIONE AMBIENTE/INDIVIDUO/CORPO/PSICHE. Dimensioni dell'esperienza umana ormai abbondantemente codificata in Letteratura ma forse mancante di occasioni concrete di realizzazione. Ecco che questo Campo relazionale si presenta come uno spazio/tempo di CONCRETIZZAZIONE ARMONICA TRA SE' E L'ALTRO, TRA SE' E IL CREATO, TRA SE' E DIO. (schema psicopedagogico ritrovabile anche nel metodo educativo scout).

Vi accompagno nel silenzio e a distanza...

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Camilla
Camilla Italia
7/11/2013 8:06:03 PM #

...è suggestivo il nome del laboratorio Every-Body...laddove il corpo è vicino al tutto e a tutti. Credo che il rischio oggi è quello di vivere dei non-luoghi, virtuali e potentemente idealizzati, forse anche necessari collanti a relazioni familiari sempre più frammentate, isolate, mononucleari ; altre due parole mi hanno molto colpita: responsabilità che mi riporta a Frankl che diceva: "una vera società non può essere che una comunità di persone responsabili; la massa invece è soltanto una somma di individui impersonali"...i termini persone ed individui qui si scontrano e trovano nella comunità il senso del vostro lavoro e della vera relazione, quella che cura!
consapevolezza, quanto mai necessaria per il rito di passaggio che l'adolescenza richiede!

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