Dare cittadinanza ai giovani

by Mauro 21. aprile 2012 15:43

Martedì 1 maggio torna in piazza la fraternità dei Missionari di strada questa volta a Palma di Montechiaro, comune dell’agrigentino. L’evento di animazione di strada si inserirà nel contesto della giovaninfesta organizzata dal Servizio di pastorale giovanile della Diocesi di Agrigento.
      Approfittiamo di questa occasione per continuare la nostra riflessione sul senso della Educativa di strada che ci porta ad incontrare i giovani e gli adolescenti nei contesti informali quali le piazze o le spiagge delle città siciliane.
      Alla base dell’incontro che porta all’animazione sta un atteggiamento di fondo: quello della fiducia nella persona, del riconoscimento reciproco, dell’interesse all’altro. Un incontro che avviene a tu per tu con i singoli o con il gruppo a seconda delle occasioni, e caratterizzato dall’ascolto.

       Nel corso della nostra esperienza abbiamo avvertito il limite di percorsi a favore dei giovani, volti alla prevenzione dei singoli disagi o rischi, come ad esempio le campagne di sensibilizzazione contro le dipendenze. In realtà molte di questi progetti si rivelano pro-vocatori di risultati opposti, come a diventare fonte di conoscenza per "iniziare" il giovane ad esperienze di trasgressione, così come sono socialmente etichettate.

      Il bisogno emergente sembra invece quello di interventi a più ampio respiro, capaci di dare pro-vocazioni legate all’orizzonte di senso, a valori di vita, a favorire la definizione e l’espressione della propria identità. Ricordo ancora le parole di un giovane writers della città ove lavoravo lo scorso anno il quale mi ha ribadito: come può una città invisibile darmi visibilità? Io cerco di dare colore a questi muri grigi, cosa dice il grigio… Parole che mi hanno commosso e mi hanno dato il senso della profonda ricchezza che sta nell’altro che non ha certo bisogno di etichette cristallizzanti per essere definito, ma possibilità di relazione e di dialogo per trovare piena espressione di vita.
       È il tentativo di dare cittadinanza al giovane partendo dall’incontro con animatori giovani e adulti con cui possono tessere relazioni occasioni di scambio partendo dal gioco fino ad arrivare a dialoghi, racconti di vita. Il giovane ha bisogno di interlocutori adulti, persone capaci di mostrare direzioni di vita, possibilità di percorsi di bene. Il mondo giovanile è molto sensibile al Bene e al Bello, problema è che troppo spesso troviamo i giovani feriti e ripiegati su se stessi o su vie di fuga per attutire il dolore, per la mancanza di adulti stabili, punti di riferimento che siano tali, una famiglia che sappia stare in ascolto: genitori che guardino i loro figli accogliendo quotidianamente la loro vita.

       E' un percorso per tutti, nessuno può atteggiarsi a maestro, e noi, certo, ci sentiamo in cammino, per strada appunto.
      

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