Prossimo è Amare

by Mauro 13. January 2013 21:10

   Ho appena condiviso un incontro con la fraternità francescana di  San Giovanni Gemini, in cui i terziari mi hanno chiesto di leggere la fede cristiana alla luce della Lettera Enciclica Deus Caritas Est.
        Una Lettera che tratta dell’Amore mi sembra quanto di più appropriato per cogliere le fondamenta su cui poggia la fede cristiana. Ma prima di questo approfondimento sono partito da un riferimento che mi pare alquanto prezioso: il messaggio dato da Giovanni Paolo II durante la giornata mondiale per la pace del 2002. Il Messaggio portava il titolo: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”.
        Giovanni Paolo II con questo titolo ha coniugato la pace e la giustizia con il perdono. Il perdono non è un “di più” rispetto alla giustizia, per essere giusti bisogna saper perdonare, senza il perdono non può esservi giustizia piena. Al pari si può dire della pace nel senso dello Shalom ebraico (come commentavamo nel post del 31 dicembre 2012) in cui non viene intesa semplicemente la tregua fra due guerre. More...

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E' ora di rispondere

by Mauro 8. January 2013 22:00

      Sono trascorsi vent’anni dall’efferato omicidio di Beppe Alfano a Barcellona Pozzo di Gotto.

       Il cronista de “La Sicilia” ucciso perché scriveva, scriveva raccontando i fatti che attraversavano la sua città mentre in tanti facevan finta di niente. Scrive Sonia, la figlia, nel suo libro “La zona d’ombra” di come l’omicidio fosse già stato annunziato, un’offerta in denaro per non scrivere più sull’Aias altrimenti … 

       Il resto è cronaca dei rotocalchi, lui chiaramente non ha accettato di vendersi, tacere avrebbe comportato, comunque, il morire. L’associazione di assistenza ai disabili di Milazzo era stata oggetto di diversi articoli firmati da Beppe, insieme ad altre denunce riferiti agli illeciti di Cosa nostra, nel mentre che proprio a Barcellona il latitante Nitto Santapaola aveva il suo rifugio. Il mandante, il boss Giuseppe Gulotti, faceva parte di un circolo culturale ove v’erano anche personaggi di spicco della politica e dell’imprenditoria locale. More...

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Lo stupore di Francesco d'Assisi (4)

by Mauro 27. December 2012 12:00

      Nel mentre che scorrono questi giorni di festa torniamo al nostro approfondimento intorno all'icone di San Damiano, il Crocifisso tanto caro a Francesco d'Assisi. La veste che il Crocifisso porta, così come raffigurata nella icone, è un grembiule.

      È una nota non di poco conto intendere il senso di questa veste. Essa non è da ricondursi, come alcuni pensano, all’efod sacerdotale descritto nell’antico testamento. I sacerdoti d’Israele infatti portavano una copertura delle parti più intime per favorire i movimenti quando offrivano gli olocausti. L’offerta dell’olocausto infatti comportava un’attività propria del macellaio, cioè immobilizzare un animale anche di grossa stazza, e per questo motivo i sacerdoti ad intervenire contemporaneamente erano molti, per poi ucciderlo cruentemente. Comprendiamo come non si trattasse di un rito “grazioso e leggiadro”  così come una certa letteratura vorrebbe far credere. Questo passaggio raffigurativo è importante perché il Crocifisso non indossa un efod ma un grembiule, proprio perché Cristo esercita un nuovo tipo di sacerdozio che si distacca da quello veterotestamentario.
     Ma di quale novità stiamo parlando? Per comprendere ci viene incontro il testo della lavanda dei piedi descritto al capitolo 13 del Vangelo di Giovanni. Gesù in quella occasione prende un linteum, letteralmente “grembiule”, e si mette a lavare i piedi ai suoi discepoli. È straordinario che l’iconografo abbia rappresentato Cristo sulla Croce alla maniera del servo, la Croce quale luogo del servizio ove Dio mostra il suo desiderio di prendersi cura dell’umanità intera. More...

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Lo "spettacolo" deve continuare

by Mauro 26. December 2012 22:30

        Lo spettacolo di Palermo così Giorgio Bocca editorialista di Repubblica intitolava il suo articolo in prima pagina la notte del 20 maggio 1996 dopo l’arresto del latitante Brusca.
         Palermo in quella notte, per la prima volta in modo così plateale scese per strada per applaudire e confermare gli agenti della Mobile. In molti si portarono innanzi alla Questura per acclamare l’arresto del carnefice della mafia.
         Sembrerebbe una beffa ma proprio in questi giorni ove la città è assorta dalle festività natalizie, la  Catturandi (per noi palermitani simbolo della lotta alla mafia), sta per essere smantellata perché non ci sono più boss latitanti, “solo” il castelvetranese Matteo Messina De Naro. A motivo della carenza di fondi, pertanto, gli agenti dovranno andare a rinforzare le altre sezioni di polizia.  
         La Catturandi non è soltanto una squadra investigativa è l’espressione di un bisogno e di una conquista del popolo siciliano. Il bisogno di uscire dall’individualismo e fare squadra per un interesse comune, l’interesse di una società ferita dalla viltà di chi agisce uccidendo e derubando pur di raggiungere il proprio obiettivo.
          La conquista di chi ha scritto una pagina nuova, di chi ha costruito storia insieme ad un popolo ed insieme a tanti che hanno versato il loro sangue anche cruentamente per aprire strade nuove.
          Il criterio economico non è un criterio nè di sicurezza e né di legalità. Qua non stiamo a parlare di principi ma di quella giustizia sociale che la vera convivenza umana è chiamata a difendere e custodire.
          Si tratta di un fenomeno culturale, un processo di riscatto e di trasformazione sociale avviato da due decenni. Paolo Borsellino aveva affermato che "La lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità". More...

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Lo stupore di Francesco d'Assisi (3)

by Mauro 7. December 2012 18:00

        Continuiamo la nostra meditazione contemplando il Crocifisso di San Damiano davanti al quale Francesco pregava: “Altissimo glorioso Dio, / illumina le tenebre de lo core mio / e damme fede retta, speranza certa e caritade perfetta, / senno e cognoscemento, Signore/ che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen” (FF 276)
        Infatti proprio innanzi a questo Crocifisso nel 1206 aveva percepito l’invito a “riparare la sua casa”, e successivamente proprio in quel luogo fu accolta Chiara con le sue sorelle, luogo ove rimasero fino al 1257.  Dopo la morte di Chiara le clarisse si trasferirono all’interno delle mura di Assisi e il Crocifisso venne  traslato nella basilica di santa Chiara. A San Damiano, invece, nel diciassettesimo secolo è stato posto un crocifisso di fra Innocenzo da Palermo, allievo del famoso fra Umile da Petralia. Un crocifisso scultoreo che esprime la passione di Cristo.
        Torniamo precisare che nel leggere una icone è importante comprendere l’intenzione dell’artista, il modello teologico a cui si è ispirato altrimenti si potrebbe incorrere in fraintesi. Nel caso del Crocifisso, ad esempio, la lettura non è possibile semplicemente a partire dal costatare gli occhi chiusi o aperti del Cristo, come se questo bastasse a stabilire che si tratta della raffigurazione (e quindi intento teologico soggiacente) del Cristo morto o di quello glorioso. In realtà entrambe le espressioni potrebbero dare luogo a visioni opposte, ad esempio il Crocifisso con gli occhi aperti potrebbe raffigurare il Cristo morente e non il Risorto.
        Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione è che erroneamente si pensa che il Cristo glorioso appartenga alla tradizione orientale e quello morente alla tradizione occidentale che tende ad esaltarne l’umanità. In realtà il Crocifisso immerso nel dolore viene raffigurato dapprima in Oriente e solo dopo in Occidente.
        Dopo il quinto secolo oltre alle Croci l’arte sacra ha iniziato a raffigurare anche il Crocifisso, di questa raffigurazione appaiono due modelli ispirati a Venanzio Fortunato (nato nel 530 compositore di diversi inni alla Croce come il Vexilla regis). Il primo modello è quello che trova le braccia del Cristo distese come a Bilancia e si rifà a Gv 12,31 “Questa è l’ora in cui si pone il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo viene espulso”. Cristo è al centro quale ago della Bilancia e il perno, il punto centrale dell’ago così come è raffigurato, è l’occhio sinistro del Cristo. Lui vede e giudica la storia. Il secondo modello invece si ispira all’albero della vita e Cristo è raffigurato quale frutto della storia e non quale giudice.
         Il Crocifisso di San Damiano si rifà al primo modello,More...

L'Annunzio evangelico è sfida per un certo tipo di "cultura"

by Mauro 5. December 2012 21:20

        Introduco questa riflessione con un aneddoto che ricavo da una nota immagine della cappella Sistina, quella del dito di Dio che si avvicina come a toccare il dito di Abramo.
        Per diversi studiosi questo è un falso del settecento e cioè un rimedio del restauratore ad una crepa che si era aperta sulla volta. In realtà l’opera originaria di Michelangelo rappresentava Adamo inerte, con il braccio abbassato, e il dito di Dio gli infondeva lo Spirito dandogli vita. Pare che nella storia dell’umanità si insinui costantemente questa tentazione, quella di darsi forza da soli, senza bisogno del dito di Dio. Una sottile sete di potere che man mano potrebbe rivelare una pretesa: non è Dio che mi da lo Spirito per avere vita!
        Della vita di don Pino Puglisi ricordo il suo sorriso semplice e accogliente, lo guardavo ammirato per la sua capacità di ascoltare e donare fosse solo un sorriso o un libro.
        Sparuti ricordi della mia adolescenza di allora, uno però rimane indelebile: la forza della Chiesa siciliana che avvertivo in quella  immensa spianata in Brancaccio ove ci radunammo attorno ad un altare allestito per l’occasione e, innanzi ad esso, il suo feretro. Era il primo pomeriggio del 17 settembre 1993.

        Figlio di un calzolaio, uomo umile e fermo nella sua vocazione, don Pino appariva come un sacerdote “ordinario” nel senso che faceva il suo mestiere così come andava fatto, senza compromessi. Ed in realtà di compromessi il Vangelo non ne accetta, in quanto proposta per l’uomo di ogni tempo, proposta che viene da Dio. 
       Ora nella sua semplicità don Pino aveva una mens scientifica, proponeva ai suoi collaboratori: “bisogna prima conoscere, poi capire ed infine agire”. E questa scienza gli veniva dal profondo rispetto che aveva per l’umano, per il volto di ogni persona anche di quella più distante. Riconoscere non equivale a soggiogarsi, anzi il suo compito di pastore è stato quello di coscientizzare l’uomo del suo tempo, mostrando la logica evangelica, la Parola che Dio rivolge ad ogni persona.
     Proprio per questo lo scontro con Cosa Nostra è stato inevitabile, simile sistema criminale voleva, e vuole, addurre la vicinanza tra il “credo” malavitoso e quello cristiano. Il ritualismo veniva scambiato per fede, come a dire che bastava, per dirsi cristiano, una fede fatta di forme: offerte in chiesa, partecipazione ai sacramenti,  organizzazione delle feste patronali e partecipazione alle processioni, magari fare anche parte di una confraternita. Il punto è che la religiosità mafiosa è profondamente antievangelica in quanto religione del potere!More...

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Lo stupore di Francesco d'Assisi (2)

by Mauro 29. November 2012 18:00

        Troviamo il Crocifisso rivestito di un velo orlato d’oro così ome delle vesti sacerdotali, Lui è l’unico sacerdote cioè colui che offre se stesso, non altro da sé, per portare tutto al Padre.

        È questa la logica dell’incarnazione, l’essere umano da solo non riesce ad arrivare al cielo, la spiritualità non è questione di sforzo meramente fondato sulle forze umane. Proprio per questo è Dio a scendere, a farsi uomo, per accogliere a sé l’umanità intera. Ancora oggi, cadendo in uno spiritualismo antropocentrico, proliferano sette in cui l’uomo cerca di farsi grande per mostrarsi perfetto e porsi al di sopra degli altri ( e perciò autorizzato a farsi giudice del “peccatore”).

       L'episodio di Pentecoste in cui Dio si fa presente generando comunione e possibilità di condivisione si oppone a quello di Babele, ove l'umanità si trovava riunita al fine di costruirsi un nome in cielo attraverso le prorpie forze. Francesco diversamente contempla la tenerezza di Dio, l’umiltà di chi si fa tremendamente prossimo per far sentire l’altro accolto.

         È così che ogni essere umano nel riconoscere la propria fragilità può presentarsi comunque a Dio, certo di essere accolto da Lui. È questo il Mistero che Francesco contempla, questo sguardo gli permette di vivere la piena consegna di sé innanzi al Crocifisso.
         Troviamo, ancora, la testa del Cristo così come la corona leggermente inclinati fino a procurare un velo d’ombra  sul volto. L’umanità di Gesù vela la gloria di Dio, non è pienamente riconoscibile dai potenti di questo mondo, proprio perché di altro potere si tratta. È così che fin dalla sua incarnazione Cristo sarà accolto dagli ultimi, dapprima i pastori, quanti stanno a vegliare nella notte perché non “sicuri” di ciò che hanno, da quanti sanno fare spazio nel loro poco (come una mera mangiatoia); o, ancora, gli apostoli, uomini alla buona, fragili eppur capaci di mettersi in gioco per scoprire la verità della loro vita, uomini che si lasciano provocare pur non comprendendo.
         L’umanità ancora oggi vive il dramma di quel “velo”, incapace di fidarsi, perché vorrebbe controllare il più dei suoi giorni. Invece quell’ombra rivela come Dio si china, si mostra ma con fattezze nuove, dense di umanità, di vicinanza, di comprensione.More...

La Pace nel mondo è responsabilità di Tutti

by Mauro 21. November 2012 14:24

    In questo tempo di sosta e di ritiro, avverto la responsabilità che ciascuno porta nei confronti del prossimo, di quello più vicino ed anche di quello più distante, almeno geograficamente. La mia risonanza di questo momento va al popolo siriano.
        Fino a qualche anno fa la Siria poteva mostrare come la convivenza tra gruppi sociali profondamente differenti era non solo possibile ma anche  apportatrice di ricchezza. La multiculturalità è ricchezza se si persegue un dialogo in cui ciascuno riconosce l’importanza dell’altro. È così che sunniti, drusi, curdi, cristiani e alauiti potevano ritrovarsi in un’unica comunità nazionale.
         Nello specifico, in Siria, si sta attraversando una guerra civile che dal 15 marzo dello scorso anno vede scontrare le forze militari con quelle di opposizione al governo rappresentate dalla Coalizione nazionale siriana. In realtà all’inizio si trattava solo di manifestazioni pubbliche volte alla rivendicazione dei diritti della popolazione, alla costituzione di un governo democratico.  Il presidente Bashar al Assad si è opposto con le sue truppe motivando che il movimento di protesta in realtà, a suo dire, era capeggiato dal fronte integralista musulmano. La repressione ha comportato l’uccisione di circa quarantamila persone,
          Soltanto nel campo di Za’atri in Giordania sono stati accolti ben ventimila profughi siriani. Quello che oggi accade in Siria, ed è solo uno dei luoghi in cui si vive il dramma della guerra, ha dell’inaudito. Più di un milione di sfollati, trecentocinquanta profughi fuggiti dalla persecuzione. Un esodo di uomini, donne e bambini che hanno abbandonato tutto, case, lavoro, occupazioni ordinarie, per salvare la propria vita. Molte sono vittime di tortura, altri sono stati usati come scudi umani, in moti hanno assistito ad esecuzioni dimostrative da parte dei soldati.More...

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La Comunione cambierà il mondo

by Mauro 13. November 2012 12:00

       Ricordo con nostalgia e commozione, quella che carica la vita di speranza, le parole che in quel lontano ed al contempo sempre presente, 9 maggio 1993 nella Valle dei Templi, Giovanni Paolo II° ha rivolto ai tanti giovani che eravamo lì e, attraverso di noi, a tutto il popolo che abita questa nostra terra di Sicilia.
        Parole franche e spontanee, frutto di un ascolto profondo della storia nostra e della ricerca che ciascuno dei presenti viveva.

        Così il Papa ebbe ad esprimersi con forte tempra: “Che sia concordia in questa vostra terra. Concordia: senza morti, senza assassinati, senza paure senza minacce, senza vittime. Che sia concordia!

        Questa concordia, questa pace a cui aspira ogni popolo ed ogni persona umana, ed ogni famiglia, dopo tanti tempi di sofferenze. Avete finalmente un diritto a vivere nella pace. I colpevoli che portano sulle loro coscienze tante vittime umane debbono capire che non si permette di uccidere degli innocenti.

       Dio ha detto una volta: Non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, qualsiasi mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio.
       Questo popolo siciliano è un popolo talmente attaccato alla vita, che dà la vita. Non può sempre vivere sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci vuole una civiltà della vita. Nel nome di Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!”
        Convertirsi è dare direzione alla propria vita, spendersi per un valore aggiunto che non è il mero appagare se stessi ma cercare il Bene, quello comune, quello che si scopre comprendendo la propria vita come dono. More...

La storia diventa luogo teologico

by Mauro 4. October 2012 20:13

     Sono trascorsi cinquant’anni da quando Papa Giovanni XXIII, l'11 ottobre 1962, apriva il Concilio Vaticano II. Proprio qualche giorno prima, il 4 ottobre, improvvisamente decideva di recarsi in treno a Loreto per affidare a Maria il Concilio.

     Alla istanza dei suoi più stretti assistenti che ponevano l’obiezione: «Ma, Santità, lungo la strada dalla stazione alla Basilica di Loreto troveremo gli operai che ancora sistemano le transenne!», l’uomo di Dio ebbe a rispondere: «Benediremo anche i loro martelli!».

      Quello del Concilio Vaticano II fu un evento epocale, non si trattava di un incontro volto a condannare qualche eresia o affermare una verità, piuttosto il Concilio fu convocato per rileggere l’identità cristiana e raccontarla all’uomo contemporaneo. Uno dei tanti passaggi salienti del Concilio riguarda la considerazione della storia quale “luogo teologico”, cioè quale contesto in cui leggere la Parola di Dio ed il modo di ripresentarsi nel tempo. Allo stesso modo il senso della Missione cristiana è stato reinterpretato e colto come azione di solidarietà e di condivisione con l’uomo contemporaneo.
     Proprio oggi, 4 ottobre, ricordiamo la testimonianza di vita di Francesco di Assisi. Un uomo che già ottocento anni prima del Concilio aveva colto nei bisogni del suo tempo i criteri per trovare la sua missione di vita.
     L’incontro con il lebbroso diventa per lui provocazione esistenziale, non può stare dentro la chiesa lasciando l’altro ai margini della vita. L’altro viene colto quale dono, fratello e cioè portatore della stessa dignità.More...

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