Auguri di Natale

by Mauro 22. December 2012 23:00

       Stamane durante la recita scolastica mio nipote Simone ha declamato i versi di una poesia da lui scritta e dal titolo “Non piangere”.
      Dai suoi dieci anni di età ha colto, per esperienza diretta, l’intensità della vita che ineluttabilmente è attraversata dal pianto, dalla tristezza così come dalla gioia e dalla pace propria dell’esserci.
      Quei versi,  espressione del suo amore per le persone care, mi hanno rimandato alla essenzialità della vita che è Dono per tutti, dono che si esperisce in modo particolare nell’amore e che rimane prezioso in ogni suo attimo.
      Mi tornano in mente, a proposito, le parole di un ritornello della canzone di Battiato “Quand’ero giovane” che recita così: “Vivere è un dono che ci ha dato il cielo”. Si, la vita rimane attraverso (e non “nonostante”) tutto, un’occasione unica data a ciascuno di noi ed elargita in totale gratuità.
      La ricorrenza del Natale ha proprio questa connotazione, è una festa religiosa che da colore alla vita proprio per il significato che porta, mai traducibile in quegli scevri sms che come delle filastrocche vorrebbero imbrigliare il Mistero in una sorta di buonismo di circostanza; e ancor meno riducibile all’atmosfera folcloristica che pare offuscarne il significato profondo proprio perché piegata alla logica dei consumi e delle apparenze.
          Ben altra cosa è l’esperienza del Natale e per porgerci sensatamente gli auguri sarebbe necessario condividerne appieno il senso e l’origine.
         È l’augurio di stupore, quello che colse Maria dopo l’annunzio dell’angelo. Lo stupore di chi con tutta verità si riconosce persona comune e non straordinaria e, proprio per questo, straordinariamente guardata da Dio. Lui le rivolge la sua parola, le chiede di potere condividere un progetto di vita e d’amore. Con ciò non le assicura una vita facile, un patrimonio in banca o una villa con piscina, una vita calcolata insomma. È lo stupore di chi si apre alla vita non per appropriarsene ma per conoscerla, per divenirne parte e creare storia.More...

Lo stupore di Francesco d'Assisi (2)

by Mauro 29. November 2012 18:00

        Troviamo il Crocifisso rivestito di un velo orlato d’oro così ome delle vesti sacerdotali, Lui è l’unico sacerdote cioè colui che offre se stesso, non altro da sé, per portare tutto al Padre.

        È questa la logica dell’incarnazione, l’essere umano da solo non riesce ad arrivare al cielo, la spiritualità non è questione di sforzo meramente fondato sulle forze umane. Proprio per questo è Dio a scendere, a farsi uomo, per accogliere a sé l’umanità intera. Ancora oggi, cadendo in uno spiritualismo antropocentrico, proliferano sette in cui l’uomo cerca di farsi grande per mostrarsi perfetto e porsi al di sopra degli altri ( e perciò autorizzato a farsi giudice del “peccatore”).

       L'episodio di Pentecoste in cui Dio si fa presente generando comunione e possibilità di condivisione si oppone a quello di Babele, ove l'umanità si trovava riunita al fine di costruirsi un nome in cielo attraverso le prorpie forze. Francesco diversamente contempla la tenerezza di Dio, l’umiltà di chi si fa tremendamente prossimo per far sentire l’altro accolto.

         È così che ogni essere umano nel riconoscere la propria fragilità può presentarsi comunque a Dio, certo di essere accolto da Lui. È questo il Mistero che Francesco contempla, questo sguardo gli permette di vivere la piena consegna di sé innanzi al Crocifisso.
         Troviamo, ancora, la testa del Cristo così come la corona leggermente inclinati fino a procurare un velo d’ombra  sul volto. L’umanità di Gesù vela la gloria di Dio, non è pienamente riconoscibile dai potenti di questo mondo, proprio perché di altro potere si tratta. È così che fin dalla sua incarnazione Cristo sarà accolto dagli ultimi, dapprima i pastori, quanti stanno a vegliare nella notte perché non “sicuri” di ciò che hanno, da quanti sanno fare spazio nel loro poco (come una mera mangiatoia); o, ancora, gli apostoli, uomini alla buona, fragili eppur capaci di mettersi in gioco per scoprire la verità della loro vita, uomini che si lasciano provocare pur non comprendendo.
         L’umanità ancora oggi vive il dramma di quel “velo”, incapace di fidarsi, perché vorrebbe controllare il più dei suoi giorni. Invece quell’ombra rivela come Dio si china, si mostra ma con fattezze nuove, dense di umanità, di vicinanza, di comprensione.More...

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