Il nostro tempo: l'Attesa

by Mauro 1. December 2012 18:00

    Questa domenica siamo chiamati ad una riflessione sul senso del nostro tempo, quel tempo che scandisce i nostri  giorni e che ci permette di veicolare il presente quale frutto del passato e apertura verso il futuro.
      L’inizio del tempo di Avvento chiede alla Comunità cristiana di autocomprendersi come popolo in cammino rivolto verso un Incontro pieno, un evento che procura pienezza al proprio esistere. Noi cristiani ci sperimentiamo come “mancanti” di un incontro di cui abbiamo, però, già il gusto e l’intuizione. È l’ingresso nel Mistero di Dio appunto, un’esperienza che già appartiene alla nostra vita anche se non del tutto comprensibilmente chiara. Mistero significa stare, porsi innanzi per contemplare e non per comprendere ma per entrare dentro. Chi rimane spettatore del Mistero rimane chiuso nelle sue difese e paure, cerca cioè di di essere il centro della propria ed altrui vita, costui di fatto non ne coglie il gusto, non ne intuisce il senso.
       Rimanere aperti alla seconda venuta di Dio significa leggere la propria storia a partire dal culmine e, attraverso la propria storia, anelare al culmine: l’Incontro con Lui. Significa comprendere i propri giorni attraverso due indici descrittivi l’attesa e la relazione.
       Ogni giorno può essere colto come scontato, una routine che non ha più niente di nuovo da scoprire. Viene a mancare cioè il senso dell’attesa, quell’apertura che ci permette di cogliere con rinnovato entusiasmo ogni giornata della nostra vita perché abitata dalla Presenza di Dio amche se tutto non appare chiaro. Non potremmo seguire Cristo se non avessimo questa speranza, la sequela sarebbe mero delirio se non ci fosse la fiducia nella meta ed al contempo nell'essere accompagnati verso di essa.
          Avvento, ancora, è tempo di attesa dell’altro, la relazione viene a dare connotazione al tempo che viviamo. È il tempo della promessa, il Dio che è già venuto nella nostra vita tornerà in pienezza e, nel mentre, paradossalmente ci accompagna in questo cammino. La vita di noi uomini è caratterizzata dall’attesa, il senso del tempo e del nostro esserci, così come dell’esserci dell’altro, viene sperimentato dapprima attraverso l’attesa. Essa è anticipo di ciò che poi si potrà vivere in pienezza, tempo in cui si vive la nostalgia dell’altro,  ricordo che è già presenza. Eppure è evidente per tutti come l’attesa sia al contempo dolore, tristezza a motivo della mancanza. Il cammino cristiano non è esente da sofferenza, così come l'esistenza di ogni essere umano. Riempire di senso l'attesa significa trovare un modo di stare nella vita. La Scrittura provoca l'essere umano rimandandogli che non serve sapere quando sarà il tempo dell'Incontro, la fine dei propri giorni. Questa richiesta sarebbe l'ennesimo tentativo di controllare i propri giorni per non convertirsi, come di quell'uomo che attende qualche momento prima di morire per rivolgersi a Dio e a Lui chiedere accoglienza. Ogni giorno è l'"ORA" dell'Incontro, adesso posso vivere il Bene e non dopo. Allo stesso modo o è "natale" ogni giorno di questo mese o non potremo celebrarlo il 25 come se fosse un evento isolato. Questa è un'esperienza difficile per tutti, sappiamo bene quanto sia faticoso accogliere ogni giorno quale dono di Dio e occasione per vivere l'Incontro, ci sono giorni di sofferenza in cui facciamo fatica a vedere.

      Il Vangelo di oggi (Lc 21, 25ss.) costituisce il culmine del discorso sul fine del mondo, il perché si vive. More...

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Ricerca di Dio

Lo stupore di Francesco d'Assisi (2)

by Mauro 29. November 2012 18:00

        Troviamo il Crocifisso rivestito di un velo orlato d’oro così ome delle vesti sacerdotali, Lui è l’unico sacerdote cioè colui che offre se stesso, non altro da sé, per portare tutto al Padre.

        È questa la logica dell’incarnazione, l’essere umano da solo non riesce ad arrivare al cielo, la spiritualità non è questione di sforzo meramente fondato sulle forze umane. Proprio per questo è Dio a scendere, a farsi uomo, per accogliere a sé l’umanità intera. Ancora oggi, cadendo in uno spiritualismo antropocentrico, proliferano sette in cui l’uomo cerca di farsi grande per mostrarsi perfetto e porsi al di sopra degli altri ( e perciò autorizzato a farsi giudice del “peccatore”).

       L'episodio di Pentecoste in cui Dio si fa presente generando comunione e possibilità di condivisione si oppone a quello di Babele, ove l'umanità si trovava riunita al fine di costruirsi un nome in cielo attraverso le prorpie forze. Francesco diversamente contempla la tenerezza di Dio, l’umiltà di chi si fa tremendamente prossimo per far sentire l’altro accolto.

         È così che ogni essere umano nel riconoscere la propria fragilità può presentarsi comunque a Dio, certo di essere accolto da Lui. È questo il Mistero che Francesco contempla, questo sguardo gli permette di vivere la piena consegna di sé innanzi al Crocifisso.
         Troviamo, ancora, la testa del Cristo così come la corona leggermente inclinati fino a procurare un velo d’ombra  sul volto. L’umanità di Gesù vela la gloria di Dio, non è pienamente riconoscibile dai potenti di questo mondo, proprio perché di altro potere si tratta. È così che fin dalla sua incarnazione Cristo sarà accolto dagli ultimi, dapprima i pastori, quanti stanno a vegliare nella notte perché non “sicuri” di ciò che hanno, da quanti sanno fare spazio nel loro poco (come una mera mangiatoia); o, ancora, gli apostoli, uomini alla buona, fragili eppur capaci di mettersi in gioco per scoprire la verità della loro vita, uomini che si lasciano provocare pur non comprendendo.
         L’umanità ancora oggi vive il dramma di quel “velo”, incapace di fidarsi, perché vorrebbe controllare il più dei suoi giorni. Invece quell’ombra rivela come Dio si china, si mostra ma con fattezze nuove, dense di umanità, di vicinanza, di comprensione.More...

Lo stupore di Francesco d'Assisi (1)

by Mauro 27. November 2012 18:00

         Francesco di Assisi oggi, dopo ottocento anni, mantiene la sua attualità ed è riferimento in tutto il mondo per cristiani e non, credo a motivo della sua umiltà.

         Il santo di Assisi inizia la riscoperta della sua vita a partire dall’incontro con i lebbrosi e, in special modo, dall’incontro con il Crocifisso allocato nella chiesetta di San Damiano.

           In questi giorni di sosta e di ascolto in terra di Assisi spesso mi trovo a fermarmi di fronte alla meravigliosa effige custodita nella Basilica di santa Chiara. Contemplandone la ricchezza mi propongo ora di far risuonare qualche spunto utile a riscoprire la nostra identità cristiana e, ancora, la Missione che è affidata a ciascuno. 

          Si tratta di una icone dipinta da un iconografo probabilmente influenzato dalla spiritualità dei monaci siriani presenti in quel periodo (dodicesimo secolo) in Umbria. Attraverso quest'immagine sacra viene narrato il Volto di Cristo crocifisso e, così come è di ogni icone, nell’immagine si raffigura un frammento che apre al Mistero. Pertanto il Crocifisso rappresenta un condensato di spiritualità, una finestra che si apre sulla Storia della Salvezza di cui la Croce è l’epilogo ma non il punto di arrivo. Infatti per il cristianesimo la Croce rappresenta il fine e non la fine della missione del Dio fatto uomo.

             Così narra il Celano nella Vita Seconda di San Francesco (FF 593-594): "Era già del tutto mutato nel cuore e prossimo a divenirlo anche nel corpo, quando, un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso – cosa da sempre inaudita – l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. “Francesco, - gli dice chiamandolo per nome – va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”. 
              Francesco è tremante e pieno di stupore, More...

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Quale prezzo per la regalità?

by Mauro 24. November 2012 19:00

  Da questi luoghi in cui contemplo la valle di Assisi, provo ad immaginare quel che fu, un tempo, la decisione di Francescoun uomo che si trovò a scegliere  un posto tra i minores  rinunziando alla posizione tra i maiores così come il coronamento dell’ideale cavalleresco avrebbe comportato. In realtà lo status sociale di Francesco era alquanto alto considerato che era figlio del più ricco commerciante della vallata e, come se non bastasse, aveva pensato bene di perseguire l’escalation sociale  andando i battaglia per tornare vincitore. La scoperta di Cristo cambierà l’orizzonte di vita di quest’uomo!
          Certo Francesco, a seguire quell’ideale, sarebbe diventato un uomo molto prestigioso per l’Assisi del tempo, avrebbe fatto parlare di sé i contemporanei e, forse, qualche generazione futura. Invece la sua scelta ha profondamente segnato la chiesa, la cristianità e l’umanità di tutti i tempi. Ancora oggi uomini di ogni credo si avvicendano quotidianamente in questi luoghi fino a sostare dinanzi alla tomba di Francesco. È di questa trasformazione, di questa capacità di sosta dinanzi alle profondità della vita che si parla in questa domenica intitolata a "Gesù Cristo re dell’universo".
           Eppure  la Chiesa nella sua liturgia eucaristica sceglie un passo evangelico alquanto discutibile in merito alla signoria di Cristo. Infatti il brano di Gv 18, 33-37 racconta dell’episodio del processo a Gesù da parte di Pilato. Paradossale certo, come del resto è stato l’insegnamento del Maestro, una testimonianza che contrasta quella romana. Pilato rappresenta l’autorità assoluta capace di valutare il  jus gladii, il diritto alla vita o la condanna alla morte. Gesù invece entrando a Gerusalemme cavalcando un puledro d’asina, e non il cavallo tipico dei condottieri che andavano in battaglia, aveva mostrato la sua strategia d’azione: difendersi con la Verità. La forza della verità e non la verità della forza fondata sulle armi e sul potere di questo mondo. Lui in realtà rivela che il suo "regno non è di qui", e poco dopo, quando lo troveremo sulla Croce l'evangelista Gv dirà che accanto a lui stavano due malfattori, "uno qui (a destra)" e "l'altro qui (a sinistra)", come a dire che quest'altro, la Croce, è il luogo del suo regno. More...

Condividere per continuare a Vivere

by Mauro 29. July 2012 16:49

 Stiamo per iniziare, domenica prossima, la Missione di strada ESTATE CON TERMINI. Un evento che coinvolgerà più di 150 Missionari di strada provenienti da tutta la Sicilia e da Napoli che attraverso l'arte di strada animeranno la prestigiosa cittadina di Termini Imerese. Oggi ci viene incontro una Parola, quella del Vangelo del giorno (Gv 6, 1 – 15), che penso possa riassumere bene il senso della esperienza che ci apprestiamo a vivere.
Non è tanto di "moltiplicazione" che si parla, come se la questione della vita fosse quella di moltiplicare averi o opere, ma di  "condivisione", nel senso di essere disposti a dare il proprio per gli altri. Riecheggia il tema ed il senso della gratuità, parola che sembra uscire dal nostro vocabolario per lasciar posto alla credenza che “nessuno fa niente per niente”.
Accanto a questo tema si evince dal testo anche un contesto ben preciso: quello della Pasqua ormai vicina.More...

MDS profeti tra la gente e non spettatori della vita

by Mauro 24. June 2012 16:58

      Dalle nostre parti quando ti trovi a spostarti in città utilizzando i mezzi pubblici facilmente ti imbatti in interlocutori che hanno da ricordare tutti i torti che la nostra società vive: le diverse ingiustizie sociali, la crisi politica, familiare, lavorativa, economica, per poi finire con la disperata sentenza sul futuro che sembra incombere come una spada di Damocle che pende sulle nuove generazioni.
       Tali sentenze dal sapore somigliante all’artifizio trovato da Dionigi di Siracusa, così come racconta Cicerone, sembrano avere lo stesso effetto sui contemporanei finendo con il far perdere il gusto per la vita di oggi e la speranza del domani.
       È di ben altri discorsi e condivisioni che l’umanità del nostro tempo ha bisogno, la profezia propria di chi irrompe nella storia con uno sguardo nuovo e con la capacità di aprire vie inedite, strade ancora da percorrere malgrado la complessità e l’apparente impossibilità. More...

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Fermarsi per lasciarsi provocare dalla vita

by Mauro 17. April 2012 18:11

  Sono ben lieto di condividere domani pomeriggio una riflessione sulla figura di Santa Chiara nel Monastero delle Clarisse di Termini Imerese. Attuamente in tutta Italia innumerevoli eventi cercano di fare memoria, nell'ottavo centenario della sua scelta di vita, di una donna che rimane una figura di straordinario rilievo per l'umanità intera.     

    Lei che è entrata nel Mistero della vita scegliendo la vita claustrale. Ancora oggi la scelta di tante giovani provoca la nostra società che sembra avere smarrito il senso e la preziosità della vita ed in primo luogo l'importanza di ogni relazione umana.

    Oggi parlare di santa Chiara quale modello di umanità nella sua dimensione affettiva e relazionale, significa aprire una luce sulla ricerca dell’uomo contemporaneo che sembra mostrare le ferite dovute alla mancanza di questa esperienza d’Amore. Chiara mostra il volto dell’amore, con tutta la fatica che questo comporta, ad un’umanità, la nostra, che mostra il suo volto ferito.
    La vita affettiva è esperienza relazionale, è per la relazione che siamo fatti, proprio su una piattaforma relazionale scorrono le emozioni e quindi gli affetti. Ciò che nutre è l’amore, il sentirsi riconosciuti ed il riconoscere l’altro. L’Incontro nasce da questo scambio, ma ciò comporta un mettersi in gioco, un essere disposti ad andare sino in fondo, un darsi che è certo un perdere qualcosa per l’altro: fare spazio, dare qualcosa di proprio, accettare il legame. Ciò ci rende più vulnerabili, significa dare potere all’altro sulla nostra vita, significa rileggere il senso dell’autonomia e della libertà: apparentemente è più facile l’individualismo, il dominare l’altro, ma in realtà ciò pro-cura profonda solitudine. More...

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Mostrami la tua forza e ti dirò chi sei

by Mauro 1. April 2012 08:30

       Nei primi anni ’80 il Festival di Sanremo presentò una canzone di Paolo Barabani che sapeva di ballata folk dal titolo “Somarello”. La singolare canzonetta narrava la storia di un ingresso in Gerusalemme alquanto dimesso che finiva col mostrare la portata rivoluzionaria di quella missione.
       Nelle vie delle nostre città oggi è possibile scorgere processioni festanti ove vengono sventolati ramoscelli d’ulivo segno di quella vicenda che ancora resta di difficile comprensione. È la domenica delle palme che per la chiesa celebra l’ingresso di Gesù in Gerusalemme ove avrà compimento la sua missione di vita. Sembra paradossale il modo scelto dal Messia per arrivare alla città santa. Certo tutti conosciamo la storia di re, fieri condottieri, che entravano nelle città a loro sottomesse portati da cavalli, ma di re che entravano cavalcando un giovane puledro d’asina certo la storia non ne parla.
       La storia antica ama mostrare le grandi gesta di vincitori ed il cavallo con il quale si andava in guerra certo ne era il segno più emblematico. È follia credere che si possa avviare un profondo processo di cambiamento abbandonando la logica di potere, di competizione o di dominio sull’altro. Proprio il segno dell’umile cavalcatura viene immediatamente a mostrare l’intenzione di Gesù. Tale sarà la sua Pasqua a Gerusalemme: una lotta per mantenere la relazione, per non lasciarsi imbrigliare dalle trame della discordia o della competizione. Gesù non accetta la sfida di questo mondo, il suo non è un comportamento reattivo ma una scelta d’amore. More...

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Se il chicco di grano non muore resta solo

by Mauro 24. March 2012 13:27

                                                        “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

        Questo passo evangelico (Gv 12, 20 ss.) che la Comunità cattolica medita la prossima domenica di marzo, mi ha sempre interpellato per il paradossale significato. Oggi mi porta a ricordare la figura di un caro fratello cappuccino conosciuto a Roma durante gli anni di formazione universitaria. Luigi Padovese, assassinato il 3 giugno 2010 all’età di 64 anni mentre lavorava in Turchia nel dialogo con l’Islam e nel servizio alle diverse comunità cristiane turche di cui dal 2004 era vescovo.
        Gesù utilizza la metafora del chicco di grano quando, salito a Gerusalemme per il culto, viene contattato da alcuni greci. Loro sono degli stranieri che hanno sentito parlare delle sue opere per cui hanno chiesto a Filippo, anche lui di origine greca, di poterlo vedere. Lui risponde dicendo che è giunta la sua “ora”. Fa riferimento cioè all’ora in cui mostrerà in pienezza il volto Dio. More...

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Egocentrismo o allocentrismo: questioni di vita

by Mauro 5. February 2012 16:11

          Egocentrismo ed allocentrismo sono polarità che da sempre questionano il vivere umano. Oggi la Comunità ecclesiale medita un passo dal Vangelo secondo Marco (1, 29ss) che a primo acchito sembrerebbe ritrarre una scena di estrema ordinarietà quasi da rimanere perplessi sulla sua fattiva importanza. Si tratta della guarigione di una donna, la suocera di Pietro, dalla febbre. Ma come mai per l’evangelista e per Gesù questo episodio sarebbe così rilevante tanto da aprire la lunga serie di guarigioni che Gesù di Nazaret compirà nel suo viaggio lungo la Galilea? More...

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